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lunes, 25 de mayo de 2015

LE FRASI PIÙ CELEBRI DI MARIA MONTESSORI.

Famosa per il suo metodo montessoriano, Maria Montessori, vissuta tra il 1870 e il 1952, è stata una grande donna italiana che, oltre a lasciare un segno nel mondo pedagogico, ha regalato alle mamme e alle educatrici del futuro un prezioso scrigno di saggezza in cui sono custodite le frasi più celebri di una brillante donna che ha creduto fermamente nel principio della libertà dell'allievo, quella stessa libertà che è capace di stimolare la creatività innata del bambino.
I titoli delle sue opere si rincorrono tra le pagine di una biografia ricca di significativi cambiamenti, apportati e attuati in oltre 20.000 scuole del mondo, ed è impossibile non trovare nei suoi scritti citazioni che meritano di essere preservate. Vi suggeriamo di seguito una parte delle sue perle di saggezza.


LE SUE FRASI PIÙ FAMOSI SONO:

1.    L’educazione comincia alla nascita.
2.    Il più grande segno di successo per un insegnante … è poter dire: “I bambini stanno lavorando come se io non esistessi.
3.    La questione sociale del bambino non ha limiti di casta, nè di razza, nè di nazione. Il bambino, non funzionando socialmente è come, e solo, un’appendice degli uomini adulti.
4.    I bambini sono così capaci di distinguere fra le cose naturali e le cose soprannaturali, che la loro intuizione ci ha fatto pensare ad un periodo sensitivo religioso: la prima età sembra congiunta con Dio come lo sviluppo del corpo è strettamente dipendente dalle leggi naturali che lo stanno trasformando.
5.    Una prova della correttezza del nostro agire educativo è la felicità del bambino.
6.    La cultura si deve lasciar prendere attraverso l’attività, con l’aiuto di materiali che permettano al bambino di acquistarla da solo, spinto dalla natura della sua mente che cerca, e diretto dalle leggi del suo sviluppo.
7.    Religiosi e liberi nelle loro operazioni intellettuali e nel lavoro che il nostro metodo offre, i piccoli si mostrano spiriti forti, robusti eccezionalmente; come sono robusti i corpicciuoli di fanciulli ben nutriti e puliti. Crescendo in tal guisa non hanno né timidezza, né paura.
8.    Aiutiamoli a fare da soli.
9.    Le radici di ogni pianta cercano, tra le molte sostanze che il suolo contiene, solo quelle di cui la pianta ha bisogno.
10. Ecco dunque un principio essenziale: insegnare i dettagli significa portare confusione. Stabilire la relazione tra le cose, significa portare la conoscenza.
11. La cultura è assorbita dal bambino attraverso esperienze individuali in un ambiente ricco di occasioni di scoperta e di lavoro.
12. Spesso, tra bambini e genitori, si invertono le parti. I bambini, che sono degli osservatori finissimi, hanno pietà dei loro genitori e li assecondano per procurare loro una gioia.
13. Ciò che muove il bambino all’attività è un impulso interiore primitivo, quasi un vago senso di fame interna, ed è la soddisfazione di questa fame che lo conduce a poco a poco ad un complesso e ripetuto esercizio dell’intelligenza nel comparare, giudicare, decidere un atto, correggere un errore.
14. Il bambino è padre dell’umanità e della civilizzazione, è il nostro maestro, anche nei riguardi della sua educazione.
15. L’abilità del maestro di non interferire arriva con la pratica, come tutto il resto, ma non arriva mai facilmente.
16. Mai aiutare un bambino mentre sta svolgendo un compito nel quale sente di poter avere successo.
17. L’educazione è un processo naturale effettuato dal bambino, e non è acquisita attraverso l’ascolto di parole, ma attraverso le esperienze del bambino nell’ambiente.
18. Le mani sono gli strumenti propri dell’intelligenza dell’uomo.
19. Per aiutare un bambino, dobbiamo fornirgli un ambiente che gli consenta di svilupparsi liberamente.
20. La crescita deriva dall’attività, non dalla comprensione intellettuale.
21. La crescita non è solo un aumento armonioso di dimensioni, ma una trasformazione.
22. È necessario che l’insegnante guidi il bambino, senza lasciargli sentire troppo la sua presenza, così che possa sempre essere pronto a fornire l’aiuto desiderato, ma senza mai essere l’ostacolo tra il bambino e la sua esperienza.
23. La scuola è quell'esilio in cui l'adulto tiene il bambino fin quando è capace di vivere nel mondo degli adulti senza dar fastidio.
24. Se v'è per l'umanità una speranza di salvezza e di aiuto, questo aiuto non potrà venire che dal bambino, perché in lui si costruisce l'uomo.
25. Io ricordo una bambina di due anni, che, messa davanti ad una statuina del Bambino Gesù, disse: "Questa non è una bambola".
26. La prima cosa richiesta ad un insegnante è che abbia la giusta disposizione per il suo compito.
27. L’umanità che si rivela in tutto il suo splendore intellettuale durante la dolce e tenera età dell’infanzia dovrebbe essere rispettata con una sorta di venerazione religiosa. E' come il sole che appare all’alba o un fiore appena sbocciato. L’educazione non può essere efficace se non aiuta il bambino ad aprire se stesso alla vita.
28. L’ambiente deve essere ricco di motivi di interesse che si prestano ad attività e invitano il bambino a condurre le proprie esperienze.
29. I bambini sono esseri umani ai quali si deve rispetto, superiori a noi a motivo della loro innocenza e delle maggiori possibilità del loro futuro.
30. Il bambino è insieme una speranza e una promessa per l’umanità.
31. La prima premessa per lo sviluppo del bambino è la concentrazione. Il bambino che si concentra è immensamente felice.
32. Il bambino diventa una persona attraverso il lavoro.
33. La terra è dove sono le nostre radici. I bambini devono imparare a sentire e vivere in armonia con la Terra.
34. L’attività individuale è l’unico fattore che stimola e produce sviluppo.
35. Queste parole rivelano l’intimo bisogno del bambino, ‘Aiutami a fare da solo’.
36. Guardare un bambino rende evidente che lo sviluppo della sua mente passa attraverso i suoi movimenti.
37. La scrittura può essere acquisita più facilmente dai bambini di quattro anni, che da quelli di sei. Mentre i bambini di sei hanno bisogno di almeno due anni per imparare a scrivere, i bambini di quattro imparano in pochi mesi.
38. Il movimento non è soltanto espressione dell’io, ma fattore indispensabile per la costruzione della coscienza, essendo l’unico mezzo tangibile che pone l’io in relazioni ben determinate con la realtà esterna. Perciò il movimento è un fattore essenziale per la costruzione della intelligenza, che si alimenta e vive di acquisizioni ottenute dall’ambiente esteriore.
39. Non possiamo creare osservatori dicendo ai bambini: "Osservate!", ma dando loro il potere e i mezzi per tale osservazione, e questi mezzi vengono acquistati attraverso l’educazione dei sensi.
40. Il nostro mondo è stato lacerato ed ha ora bisogno di essere ricostruito.

GASPAR MELCHOR DE JOVELLANOS (1744-1811).


Experto en derecho civil y canónico, literato, político y estudioso de la economía civil, fundador y miembro activo de la Sociedad Económica Matritense de Amigos del País. Es un polígrafo por su cultivo de la historia, la geografía, el arte y su interés por los usos y costumbres de los grupos humanos, que hacen de él un precursor de varias ramas de ciencias desarrolladas con posterioridad.
Jovellanos se preocupa mucho por la educación y se convierte en una figura emblemática de la pedagogía de la Ilustración. La preocupación por la regeneración económica de la nación y la creencia axiomática de que la instrucción es el origen de todo progreso social y personal, constituyen el impulso inicial de la pedagogía de Jovellanos.
El pensamiento y la acción reformadora de este personaje se configuran en el contexto de su crítica institucional contra la universidad, los colegios mayores universitarios, la magistratura, los gremios de los oficios, la Inquisición,…; en el contexto de su crítica social contra la riqueza vinculada, la mala educación de la clase aristocrática, la falta de educación del pueblo, la pseudo-educación de la mujer impuesta por prejuicios sociales que deben superarse, la pobreza de origen político estructural, la desestima del trabajo y las deviaciones supersticiosas y milagreras de la religiosidad.
Jovellanos denuncia los métodos docentes puramente especulativos, los estatutos anacrónicos que rigen todavía los establecimientos de enseñanza, el régimen semieclesiástico de las universidades, el abuso de los argumentos de autoridad, el desconocimiento o poco recurso a las fuentes (bíblicas, humanísticas, jurídicas, médicas), la ignorancia y el menosprecio de las ciencias modernas, el descuido de las lenguas vivas, la falta de formación actualizada de las clases trabajadoras y de otros oficios técnicos.
De la teoría de la educación de Jovellanos cabe destacar:
ü  La educabilidad.
ü  El principio de la economía aplicado a la educación.
ü  Financiamiento de la educación.
ü  La cuestión de la virtud.
Jovellanos toma posiciones pedagógicas muy definidas y arriesgadas. Expone su pensamiento acerca de la formación literaria, jurídica, teológica, científica, artesanal y cívica. Él no puede dar un quiebro desorientador en la obra de su solitaria y encarcelada madurez, pero sí puede ofrecer un concepto razonado de educación, una visión intelectual de conjunto, que sólo un panorama complejo permite lograr.
Las características de la educación jovellanista son las siguientes:
Ø  Educación pública.
Ø  Educación universal.
Ø  Educación cívica.
Ø  Educación humanista.
Ø  Educación estética.
Ø  Formación técnica.
Ø  Educación femenina.
Cosmopolita e internacional, por elección, cultura y carácter, él es el mejor exponente de la crisis española de la conciencia contemporánea. Vive lúcidamente el drama personal e ideológico de quien se deja interpelar por la vertiente que mira a la Ilustración y percibe las nuevas instancias que son ya propiamente liberales. Jovellanos inaugura la historia de la educación en España tal como se desarrolla en los dos siglos siguientes a su época.





(UNESCO (1993): Revista trimestral de educación comparada. Oficina Internacional de Educación, París, vol. XXIII, nº 3-4).

jueves, 21 de mayo de 2015

LA VIDA DE MARÍA MONTESSORI.


Una vida dedicada a los niños, me parece una película muy interesante para conocer la época, la vida y el pensamiento de María Montessori. Todo lo que tuvo que luchar una mujer de su época para romper con las reglas y los esquemas de la sociedad del momento y poder hacer lo que le gustaba y por lo que creía y no conformarse con ser una mujer simplemente educada destinada a ser madre y esposa.

REFLEXIÓN FINAL SOBRE LA ASIGNATURA DE TENDENCIAS CONTEMPORÁNEAS DE LA EDUCACIÓN.



Finalizado ya el curso y haciendo balance de él, debo admitir que cuando empezamos las clases estaba un poco desorientada, pues no sabía de qué trataba la asignatura y si íba a gustarme o no.
            Cuando empezamos a ver la materia y Daniel nos habló del Homo Sapiens, Homo Hábilis,…, pensé: “¿el nombre de la asignatura no es Tendencias contemporáneas? Y ¿qué tiene de contemporáneo el Homo Sapiens?” La verdad, estaba un poco desubicada. Sin embargo, poco a poco me fui adaptando a las clases y, entonces, descubrí cuáles eran los cuatro fundamentos de la educación, el informe Delors, los Derechos Humanos (documento muy interesante que deberíamos tener todos presente en nuestra vida, tanto si estudiamos pedagogía, educación,…, como si no), la Ilustración, Olavide, Jovellanos, Rousseau, Pestalozzi, Dewey, Motessori, la Escuela nueva, el sistema educativo español, etc.


            He de reconocer que, a medida que hemos ido desarrollando la materia, me he interesado aún más por ella, sobre todo, a partir de la Ilustración. Me han parecido temas muy bonitos y curiosos que me han dado la oportunidad de repasar algunos aspectos, conocer otros y profundizar en otros. Por ejemplo, Rousseau y Jovellanos ya los conocía y me ha gustado profundizar aún más en sus teorías de la educación, he podido repasar y recodar un poco de de historia de nuestro país con la Ilustración y el sistema educativo, y he podido conocer y descubrir a Dewey, que me ha sorprendido pero, sobre todo, a María Montessori (que muchos creen que es un hombre hasta que les dices el nombre), que me ha encantado.

            Para terminar, ahora sí entiendo el nombre de la asignatura y debo decir que no me ha dejado indiferente. Me ha hecho trabajar, pensar, reflexionar y he aprendido muchos aspectos y temas relacionados con la Educación y con el ser humano que antes desconocía. Para mí, esto es un comienzo para seguir adelante y conocer aún más.

miércoles, 20 de mayo de 2015

JOHN DEWEY ( 1859-1952).



Filósofo norteamericano de la primera mitas del s. XX. Parte de la filosofía de Kant y realiza su doctorado sobre éste. Toma las ideas del Naturalismo, especialmente de Darwin y su origen de las especies. Su filosofía se basa en la unidad entre la teoría y la práctica y su pensamiento se basa en que la “democracia es libertad”. Sin embargo, Dewey destaca, sobre todo, por sus ideas reformadas de la educación.

            Empieza a desarrollar la teoría del conocimiento que cuestionaba los dualismos que oponen mente y mundo, pensamiento y acción. También destaca “la necesidad de comprobar el pensamiento por medio de la acción si se quiere que éste se convierta en conocimiento”, ya que para él, el pensamiento es una acción mediadora e instrumental que ha evolucionado para servir los intereses y el bienestar humanos.

            Dewey se propone elaborar una pedagogía basada en su propio funcionalismo e instrumentalismo y está convencido de que no hay ninguna diferencia en la dinámica de la experiencia de niños y adultos, pues todos son seres activos que aprenden mediante su enfrentamiento con situaciones problemáticas que surgen en el curso de su vida. Según él, el pensamiento es el destinado a resolver esos problemas de la experiencia y el conocimiento es la acumulación de sabiduría que genera la resolución de esos problemas.

            En su opinión, los niños no llegan a la escuela como limpias pizarras pasivas en las que los maestros puedan escribir las lecciones de la civilización. Cuando estos niños empiezan la escuela, ya llevan en sí cuatro impulsos innatos que son “los recursos naturales, el capital para invertir, de cuyo ejercicio depende el crecimiento activo del niño” (Dewey, 1899, pág. 25). Estos cuatro impulsos son: comunicar, construir, indagar y expresarse de forma más precisa. La función del maestro es aprovechar toda esa información que ya traen incorporada y orientarla hacia actividades de la escuela con resultados positivos y provechosos. El maestro tiene que aprovechar el interés del niño y orientarlo hacia su culminación en todas las materias, ya sean científicas, históricas o artísticas. Los intereses de los niños no son logros, sino que son aptitudes respecto de posibles experiencias y su valor reside en la fuerza que proporcionan, no en el logro que representan.

            Según Dewey, los maestros deben “reincorporar a los temas de estudio en la experiencia” (ibid., pág. 285), pues son el producto de los esfuerzos del hombre por resolver los problemas que su experiencia le plantea. Los maestros, además, tienen que apelar a las motivaciones del niño que no guardan relación con el tema estudiado (como pueden ser el temor al castigo y a la humillación,…), porque también son importantes para su desarrollo y  tiene que poder ver el mundo con los ojos del niño y no con los del adulto. La mayoría de los maestros no poseen los conocimientos teóricos  y prácticos que son necesarios para enseñar de esta manera, pero él considera que pueden aprender a hacerlo.

            Para Dewey, la función principal de la educación es ayudar a los niños a desarrollar su “carácter”, ese conjunto de hábitos y virtudes que les permita realizarse plenamente. Para que la escuela pueda fomentar el espíritu social de los niños y desarrollar su espíritu democrático tiene que organizarse en comunidad cooperativa. La escuela debe ser un lugar de vida para el niño, donde él forma parte de la sociedad y, al mismo tiempo, es consciente de que forma parte de esa sociedad y contribuye a ello. Los maestros tienen que crear un entorno social en el que los niños asuman por sí mismos las responsabilidades de una vida moral democrática.

Por otra parte, el concepto que tiene Dewey de la escuela es una escuela constructiva que se debe desarrollar en dos direcciones:

-        La dimensión social de esta actividad constructiva.

-        El contacto con la naturaleza que le proporciona su materia prima.

Con la fundación de la “Escuela de Dewey”, su autor crea el departamento de pedagogía, pues él lo considera “el elemento esencial de todo el sistema escolar” y la clave de la pedagogía, para él, consiste en proporcionar a los niños “experiencias de primera mano” sobre situaciones problemáticas, a partir de las propias experiencias, porque considera que “la mente no está realmente liberada mientras no se creen las condiciones que hagan necesario que el niño participe activamente en el análisis personal de sus propios problemas y participe en los métodos para resolverlos” (Dewey, 1903, pág. 237). Los niños deben participar en la planificación de sus proyectos, cuya ejecución se caracteriza por una división cooperativa del trabajo en la que las funciones de dirección se asumen por turno. Por otro lado, la labor de los maestros debe ser muy parecida al trabajo de los niños para que pueda haber una comunidad cooperativa.

Con la creación de su escuela, Dewey cree que servirá para aquellos que pretenden transformar la educación pública, así como de terreno de formación y centro de investigación para los maestros y especialistas partidarios de la reforma.

Sin embargo, no todo son puntos positivos. Dewey recibe muchas críticas cuando lleva a cabo sus teorías y él se defiende. Ataca a los “progresistas administrativos” que abogan por programas de educación profesional en los que él ve una enseñanza de clase que convierte a las escuelas en un agente aún más eficaz para la reproducción de una sociedad antidemocrática. Por otro lado, los demócratas radicales tienen que considerar que sus alumnos poseen capacidad para llegar a las mismas conclusiones por los mismos medios, no sólo porque es una actitud más democrática, sino también porque estas conclusiones deben estar sometidas a la vigilancia permanente que proporciona esa educación.

Para la mayoría de los educadores, constituye una amenaza demasiado grande contra los métodos y las asignaturas tradicionales. Sus consecuencias sociales son demasiado radicales para los abanderados de la eficiencia científica, y no lo suficientemente radicales para algunos partidarios de la reconstrucción social.

Dewey llega a reconocer que la escuela constituye uno de los principales instrumentos de reproducción de la sociedad de clases del capitalismo industrial, y que es muy difícil transformarlas en un agente de reforma democrática. Los esfuerzos por convertirlas  en medio impulsor de una sociedad más democrática tropiezan con los intereses de los que quieren conservar el orden social existente. Los defectos de la escuela reflejan y mantienen los defectos de la sociedad en su conjunto, que no pueden corregirse sin luchar por la democracia en toda la sociedad.

A pesar de todo, hoy en día Dewey es considerado como uno de los principales precursores de las reformas educativas e innovador de la escuela experimental y sigue siendo una gran fuente de inspiración para muchos.

 

(UNESCO (1993 ): Revista trimestral e educación comparada. Oficina Internacional de Educación, París, vol. XXIII, nº1-2).

jueves, 16 de abril de 2015

EMILIO O DE LA EDUCACIÓN. J.J. ROUSSEAU.



Después de leer el Libro II de esta gran obra de Rousseau, considero que su lectura debería ser obligatoria, no sólo para todos los docentes, sino para la sociedad en general y, así, tener un concepto más claro y evidente de la educación. Pero está claro que las grandes obras de la Literatura universal no llaman la atención de todos los públicos.
Para Rousseau, la primera infancia consiste en atender la vida del niño y sus necesidades desde que nace para que consiga su bienestar físico y equilibrio emocional. La persona más apropiada para estar junto a ese niño es la madre. Se opone a la práctica de fajarlos, basándose en que la libertad, también en un sentido puramente físico, es indispensable para un sano desarrollo. Esta opinión la aplica de forma ligeramente distinta a cada etapa de la vida. En la infancia, la amplía para incluir la actividad y la experiencia, puesto que éstas resultan de la libertad de movimientos, que son tan indispensables para la educación mental y emocional, como para el crecimiento. Rousseau establece en estos capítulos cierto número de normas de conducta. Señala, por ejemplo, los peligros de ser excesivamente tolerantes con los niños, permitiéndoles adquirir una posición de dominio; afirma que hay que ayudarles y dejarles libertad en el uso de sus fuerzas.
Rousseau hace una crítica a la educación moral de su época. Él cree que los conceptos morales abstractos no los comprende un niño normal antes de los doce años y de nada le va a servir el castigo. Además, él opina que el maestro puede enseñar al niño los aspectos morales de una manera más práctica, desde la experiencia del niño y comete un gran error si no lo ve como a un niño, sino como a un futuro hombre. En este sentido, Rousseau define la educación positiva y la educación negativa como:
“Llamo educación positiva a la que busca formar el espíritu prematuramente y hacer que el niño conozca los deberes propios del hombre. Llamo educación negativa a la que busca perfeccionar los órganos, instrumentos de nuestros movimientos, antes de procurarnos los conocimientos y que prepara para el uso de la razón mediante el ejercicio de los sentidos. La educación negativa no es ociosa ni mucho menos: no ofrece las virtudes, pero previene los vicios; no enseña la verdad, pero preserva del error, predispone al niño a todo lo que puede conducirlo a lo verdadero cuando esté en condición de entenderlo, y al bien cuando este en condición de amarlo”.
La educación negativa es la que hace madurar al niño. Sin embargo, este método naturalista no es fácil de adquirir, ya que el niño ha de adquirir las enseñanzas de manera autónoma y el preceptor tiene que preparar situaciones concretas eficaces para que lo logre.
Rousseau opina que el deber y la obediencia son conceptos que deben evitarse y, la generosidad y la amabilidad son conceptos que deben estimularse en la educación del niño y no a través de palabras sino e hechos y dando ejemplo para que el niño lo vea y lo aprenda. Para explicar esto pone el ejemplo de la limosna.
Según Rousseau, los más brillantes pensamientos pueden venir de un niño, pero no por eso, hay que tratarlos como a una persona adulta; hay que tratarlos como a su edad corresponde.
En cuanto a la educación de los sentidos, Rousseau cree que la educación sensorial es muy importante para que el niño obtenga una educación completa y, además, para que esta educación completa sea realizada bajo un plan pedagógico  de cara al futuro. El autor afirma que el niño tiene la misma capacidad para recibir estímulos que el adulto a través de los sentidos, pero el niño no posee experiencias previas para utilizarlas o sacar mayor rendimiento. Además, destaca que es muy importante la educación sensorial desde que el niño nace porque cuánto mayor estimulación tenga desde pequeño, mayores y mejores serán sus posibilidades en el futuro tanto desde el punto de vista físico como desde el punto de vista intelectual. Por otro lado, la educación de los sentidos va a permitir al niño conocer y aprender todo aquello que le rodea y su relación con el mundo.
Por último, decir que las ideas de Rousseau difieren un poco con la educación de hoy día, ya que según Rousseau, el niño de cero a cinco años debe ser educado por su madre y, hoy día, por causa de la situación actual, muchos niños antes del año ya ingresan en la guardería permaneciendo más tiempo con la educadora que con la madre.
Rousseau dice que hay que estimular al niño para que obre por sí mismo y, hoy día a los niños se les delegan diferentes labores escolares.
Según Rousseau no hay que pedir al niño lo que aún no necesita hacer y, hoy día las escuelas exigen un nivel de aprendizaje del niño para recibirlo en las escuelas primarias.
Según Rousseau, los primeros maestros de un niño son sus pies, manos y ojos y, hoy día los maestros de un niño son los libros.
Para Rousseau, el niño aprende a satisfacer sus necesidades sufriendo las consecuencias de sus actos, mientras que hoy día, se les facilitan las cosas, les dan todo sin que él luche por sus cosas.
Para Rousseau, la experiencia centra el interés del niño, mientras que hoy día, buscan la concentración del niño con lecturas y/o películas.
Para Rousseau, vivir no es respirar solamente sino también obrar, hacer uso de nuestros sentidos que nos dan el último conocimiento de nuestra experiencia. Y, hoy día, no se enseña a vivir, sino a adquirir uno conocimientos impuestos por colegios, para así obtener un título y trabajar.

Según Rousseau, los pedagogos son personas que se limitan a enseñar materias y  conceptos como a un adulto, y hoy día, los pedagogos adaptan el currículo a las necesidades de los alumnos y a su nivel de conocimiento.
Según Rousseau, el preceptor enseña al niño conceptos que no entiende y con unos métodos y un vocabulario sin diferenciar entre niño y adulto (el ejemplo lo pone con el uso de las fábulas y el lenguaje que emplean), y, hoy día, la metodología está adaptada a cada nivel del niño.
Según Rousseau, el preceptor ha de ser un guía para el niño y no alguien que le diga todo lo que tiene que hacer y cómo lo tiene que hacer porque si no, no razona (aquí vemos la idea que se tiene del profesor en la escuela de 2030), y hoy día, aún se tiene la idea de que el profesor es el que da la clase magistral y el niño aprende lo que se le explica (aunque este concepto ya está empezando a cambiar).
Está claro que, aunque se trata de una obra escrita en el siglo XVIII, Rousseau ya nos estaba indicando cómo debemos educar y hacia qué dirección ha seguir la educación para que pueda tener éxito. Su lectura, aunque difícil en algunos momentos por su lenguaje, da la sensación de que está hablando de situaciones y momentos actuales, del siglo XXI. Por lo que esto indica que Rousseau ya se estaba adelantando a su tiempo. También es verdad que, muchos aspectos de los que él ya hablaba por aquel entonces, aún están sin resolver.